martedì 18 maggio 2010
ARCHIVIO NOTIZIE
15 TERRITORI
12.05.2010
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APERTURA
| di Adriana Pollice
altra italia - IL NUOVO MERCATO DEI CORPI FEMMINILI
Prostituzione IN CAMPANIA
Botte, stupri, docce d'acqua gelata, sogni spappolati a bastonate da organizzazioni senza pietà. Le esistenze clandestine degli esseri umani che si vendono nei distretti a luci rosse alla periferia di Napoli in un libro che è un viaggio nella sofferenza. Antropologia di un'umanità dolente, schiacciata tra la fuga dal bisogno più nero e l'ipocrisia dei clienti dell'Occidente ricco, mosso dal basso ventre come dal «pacchetto sicurezza»
«Mi ricorderò sempre di M., di quando ha deciso di fuggire e denunciare. Mi chiamò tardi la notte, mi disse di andarla a prendere perché quel bastardo del suo uomo, quello che la sfruttava, era tornato dall'Albania con un'altra ragazza più giovane di lei. Ero contenta ma allo stesso tempo mi sembrava incredibile che dopo anni di botte, stupri, docce con l'acqua gelata a farla incazzare era stato il tradimento, la fine del sogno, dell'illusione che lui prima o poi l'avrebbe riportata in Albania a fare la signora». E ancora la storia di un'altra donna, M., giovane bulgara giunta a prostituirsi in Campania «perché altrimenti non riesco a ricomprarmi la casa che prima era mia e che ora, con la caduta del regime, il governo ha privatizzato e messo in vendita» fino a J., nigeriana, che deve restituire 30mila euro all'organizzazione che l'ha portata in Italia, per farlo deve cercare clienti lungo le strade secondarie o a scorrimento veloce intorno Castel Volturno, con una cintura stretta intorno alla vita per nascondere la gravidanza. Storie di singole vite che fotografano l'universo che ruota intorno al fenomeno, descritto e analizzato nel libro Vite clandestine. Frammenti, racconti, e altro sulla prostituzione e la tratta degli esseri umani in provincia di Napoli a cura di Andrea Morniroli (Gesco edizioni, pp 238, 12 euro, per richiedere il volume info@coopdedalus.it - tel 0817877333). Un testo che analizza il problema nella sua complessità senza trascurare la fenomenologia del cliente, troppo spesso eliminato dal discorso, coperto dall'ipocrisia con cui si affronta l'argomento. «I ricavati - spiega il curatore - saranno impiegati in borse di cittadinanza a favore dei migranti presi in carico dalla cooperativa Dedalus. Il libro nasce da dieci anni di lavoro dei suoi operatori e operatrici sul campo», per cui gli enti pubblici devono alla struttura circa un milione di euro, provocando con il ritardo nei pagamenti un debito con le banche di 400 mila: «Siamo costretti a indebitarci per pagare gli stipendi, a cominciare dai lavoratori stranieri che abbiamo con noi, ma presto non saremo più in grado di far fronte alle paghe».
Un opera collettiva dedicata a Joy, prostituta nigeriana morta per una tubercolosi non curata, aveva paura di andare in ospedale per finire espulsa. «Quando venne varato il pacchetto sicurezza - prosegue Andrea Mornilori - si diffuse una forte paura tra i migranti e questo ha reso più difficile avvicinarli». Il giro di prostituzione in regione coinvolge circa mille persone in strada con ulteriore 800 al chiuso: «Una realtà più sfuggente quest'ultima - spiega - difficile da individuare con precisione, per monitorala facciamo telefonate a campione ai numeri pubblicizzati sugli annunci sospetti. A volte indica una certa emancipazione dai circuiti criminali, altre invece un segmento più fragile, più sfruttato e vessato proprio perché sottratto allo sguardo degli operatori sociali e della stessa polizia. Le ordinanze dei sindaci contro la prostituzione in strada producono il solo effetto di ingrossare le fila di donne recluse dagli sfruttatori in appartamenti, senza potere contrattuale con il cliente e per questo più esposte a rapporti violenti o a rischio".
I luoghi della prostituzione
Napoli, Caserta e Salerno con le loro provincie sono gli epicentri del fenomeno. La capitale, che pesa per il 60%, ha il suo distretto a luci rosse nella zona intorno alla Stazione centrale di piazza Garibaldi, un dedalo di stradine dove l'attività non si arresta mai. Di giorno è il linguaggio dei segni, degli sguardi che avvia la contrattazione, alberghi a ore e bassi forniscono la location. Di notte l'area si espande fino a inglobale il Centro direzionale a due passi, con il dedalo di parcheggi sotterranei, via Marina e la zona intorno al Porto con i suoi svincoli autostradali, e ancora l'area intorno porta Nolana e porta Capuana. Spostandosi verso la periferia, Fuorigrotta e l'Ippodromo di Agnano attraggono prostitute, trans e scambisti, soprattutto la notte, attenti a non provocare di giorno conflitti con la popolazione. Ma anche le vie a scorrimento veloce della provincia fino alle stradine agricole intorno a Giugliano, Villaricca, Casoria, Afragola, Acerra sono frequentate, soprattutto da giovani e giovanissime donne nigeriane e dei paesi dell'est. Per Caserta e Salerno i luoghi di contrattazione sono soprattutto nella provincia, Castel Volturno come Battipaglia o la piana del Sele. Zone agricole o industriali, spesso i clienti vengono da situazioni di povertà e degrado proprio come le sex workers.
I paesi di provenienza
Le donne della Nigeria sono quasi sempre vittime di tratta, prelevate, spesso con il consenso della famiglia, dall'organizzazione che provvede al viaggio: stipulano un contratto presso una sorta di notaio in cui si impegnano a restituire in debito, ma vengono anche sottoposte a riti voo doo, una pressione psicologica fortissima aggravata dalle minacce dirette al nucleo familiare. Credono di dover restituire due, tre mila euro ma, giunte in Italia, scoprono che la cifra è di 35mila euro. Sono costrette a prostituirsi già in Libia, dove spesso vengono stuprate, per pagare la parte finale del viaggio. Così capita che comincino l'attività con una gravidanza in atto, la madame (una di loro che ha scalato i ranghi dell'organizzazione) dà loro gli strumenti: fuseaux attillati e preservativi prima di metterle in strada a lavorare per cifre bassissime, di cui alla donna non resta niente. Vittime di tratta anche le Albanesi, Rumene e Bulgare ma, negli ultimi anni, gli sfruttatori (spesso parenti o mariti) hanno attenuato la brutalità fino a una tipologia indicata come 'tratta affievolita'. La crudeltà del trattamento provocava l'allontanamento delle donne. Ma a spingere le sex workers dei paesi dell'est c'è anche la povertà, il fallimento del progetto migratorio, l'impossibilità di trovare un lavoro o la condizione semischiavistica per una paga da fame. Poi ci sono le donne provenienti dal Maghreb, rifiutate dalla società di provenienza e dalla famiglia, ripudiate, adultere, vittime di stupro. Mentre per le prime due categorie l'età si va abbassando fino alle minorenni, per queste ultime si attesta tra i 30 e i 50.
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