il manifesto - 12 Gennaio 2003
Un test squadrista a Verona
Esponente islamico aggredito in diretta in uno studio tv. Ma molte cose non tornano
PAOLA BONATELLI
VERONA
Verona, studio dell'emittente veneta Telenuovo, venerdì 10 gennaio ore 21.45. Va in onda la trasmissione di Mario Zwirner «Rosso e Nero», titolo «Adel Smith contro tutti». I protagonisti: Mario Zwirner, uno dei più discussi conduttori televisivi del Nordest, noto per la virulenza spettacolare delle sue trasmissioni; Adel Smith, leader del partito politico-religioso «Unione musulmani d'Italia», famoso per aver definito il crocefisso «un cadaverino appeso a due legnetti»; Massimo Zucchi, segretario di Smith. Gli altri, i «tutti»: Federico Bricolo, deputato leghista; Ario Gervasutti, inviato del Gazzettino; Abbondio Dal Bon, consigliere di circoscrizione di Alleanza nazionale e tradizionalista cattolico; Luigi Bellazzi, avvocato ex-Fiamma Tricolore; Alì Scknur, presidente della Comunità somalo-islamica italiana.

Nel mezzo dell'acceso dibattito sulle rispettive civiltà, la musulmana e la cristiana, entrano una trentina di ragazzotti, alcuni a viso coperto. Hanno una bandiera con la croce celtica e gridano: «E' criminale invitare un criminale». Si affollano davanti ai due dell'Unione musulmani, tirano uova marce, Zwirner grida: «Andate fuori dallo studio, chi siete?». Si sente una voce dal gruppo: «Siamo di Forza Nuova».

Si sentono dei colpi, nessuno si muove né interviene, quasi tre minuti di sospensione, poi il gruppo esce dalla vista delle telecamere. Smith e Zucchi sono pesti e cosparsi di uova. Massimo Zucchi le ha prese forte, ha uno zigomo spaccato e un occhio nero, Adel Smith se l'è cavata un po' meglio.

La trasmissione riprende.

Non è una sceneggiatura, è tutto vero, e ci sono delle altre puntate che non si vedranno. Quando il gruppo fugge, fuori trova ad attenderlo le forze dell'ordine. Ne arrestano sei, in nottata ne identificheranno altri diciassette, per cui verrà probabilmente spiccato un mandato di cattura. Sono venuti da Padova e Treviso, i veronesi sono quattro. Sui sei arrestati, attualmente in carcere accusati di lesioni, violenza privata, violazione di domicilio e violazione della legge Mancino. Cinque hanno precedenti di polizia: Mirko Carrozza, 23 anni, Massimiliano Signoretti, 22 anni, Giuseppe Zito, 20, tutti di Treviso, i padovani Emanuele Maci, 18 anni, e Diego Fracasso, 20, mentre è pulito il diciannovenne Alessandro Arboit, che abita a Casier.

Adel Smith, che aveva già rimediato un cazzotto in diretta (su TeleSerenissima) sabato 4 gennaio ad opera del professor Carlo Pelanda, consulente del Ministero della Difesa, se la cava con sei giorni di prognosi, otto per Massimo Zucchi.

La dinamica della prima aggressione live che la storia televisiva ricordi - così l'ha definita, visibilmente scosso, il procuratore Guido Papalia - non è chiara. Il questore Armando Zingales, che ha convocato ieri mattina una conferenza stampa, sostiene che «i giovani sono arrivati alla spicciolata, per farsi aprire hanno suonato altri campanelli», ma all'indirizzo di Telenuovo, in una piazzetta proprio dietro l'arena romana, non ci sono abitazioni, solo uffici, a quell'ora probabilmente chiusi. E' solo uno dei tanti interrogativi che girano in città in queste ore, al di là della condanna quasi unanime (ma con le dovute distanze sia rispetto alla figura di Adel Smith che all'uso che ne fanno alcuni media del Nord-Nordest) levatasi sia dal mondo politico (a parte il solito Borghezio) che dal mondo religioso.

Mohamed Guerfi, imam della moschea di Verona, che rappresenta l'ala moderata dell'Islam, sempre in prima linea negli incontri di dialogo interreligioso (proprio ieri sera si è tenuto il 6ý appuntamento), sostiene che «le trasmissioni come questa sono in realtà attacchi indiretti all'Islam» perché «Adel Smith non rappresenta nessuno e le persone fuori di testa ci sono in tutte le religioni». Quello che risulta, secondo lui, assomiglia molto a qualcosa di combinato: «Perché non c'era nessuno a livello di sicurezza sia esterna che interna?» - si domanda. Il questore ha detto che «c'erano due carabinieri in cabina di regia», che hanno fatto in tempo solo ad essere travolti dal gruppo degli assalitori; ma, se Smith è già stato picchiato (ha ricevuto lettere di minaccia e pure una bustina di polvere bianca, ndr) perché non era sorvegliato?

Altre domande raccolte in città: se Forza Nuova difende l'operato dei suoi «ragazzi» sostenendo che «l'azione non era premeditata», come mai il gruppo è stato visto in serata fuori dal solito bar dei «fasci», in centro, e c'era anche l'avvocato Roberto Bussinello, segretario provinciale di Forza Nuova (che non ha diciott'anni)? E come ha fatto il gruppo a fuggire, perché nessuno ha chiuso le porte e son stati tutti a guardare?

Una ridda di perché che attendono una risposta.