da "Il Manifesto"

05 Giugno 2001

Treviso, Omolade e i neri del Nordest

La protesta dei calciatori del Treviso contro il razzismo dei propri tifosi riporta a galla un decennio di xenofobia nelle curve del Veneto

ERNESTO MILANESI - TREVISO

 

 

E' un fatto: il bel gesto del Treviso arriva con un anno di ritardo. Molti lo hanno pensato, nessuno si sbilancia a spremere un po' la memoria. Retrocesso in C/1, con la proprietÓ rimescolata, mentre la Battaglia Srl di Villorba ritira il suo cartellone pubblicitario dallo stadio ed il giudice sportivo infligge multe a nastro per razzismo, il calcio di Marca si guadagna i riflettori come se nessuno avesse pi¨ memoria. Almeno per Akeem Omolade Ŕ stata una vera domenica indimenticabile. Il Treviso, sceso in campo al Tenni con il Genoa del professor Scoglio, era un'intera squadra di "negri". E il diciottenne nigeriano (che ha un contratto fino al 2005) ha anche segnato di testa il primo gol in serie B, che cancella l'amarezza del debutto a Terni (sette giorni fa) con la vergognosa "presa di posizione" dei tifosi trevigiani che al suo ingresso in campo abbandonarono lo stadio. "E' stata una settimana che non dimenticher˛ mai - ha confessato negli spogliatoi - questo gol lo dedico alla squadra, che mi Ŕ sempre stata vicina. A Terni Ŕ stato difficile, ma anche giocare ancora non Ŕ stato semplice. Per˛ ero caricato e volevo dimostrare quello che so fare. E anche se non credo che certa gente possa essere educata, a Treviso non avrei certo problemi a restare". La prossima settimana Omolade tornerÓ in Nigeria, ma soltanto per le vacanze. Al brasiliano Pelado Ŕ toccato un altro destino: era anche lui nella rosa del Treviso, finchŔ le "contestazioni" dei tifosi non hanno avuto la meglio. Un anno fa, per˛, niente gesti clamorosi da parte della squadra allenata da Gianfranco Bellotto nŔ dalla societÓ governata in stile cardinalizio da Giovanni Gardini. Del resto, sul fronte del razzismo calcistico e delle "curve xenofobe" il Veneto da un decennio fa decisamente notizia. Senza dimenticare Verona, che fin dai tempi del Napoli di Maradona si Ŕ dovuta abituare ad un tifo becero che quest'anno ha "consigliato" il presidente Pastorello a rinunciare all'acquisto di Mboma dal Parma. In compenso, a Venezia c'Ŕ un osservatorio attento del fenomeno che in qualche modo bilancia gli ultras senza vergogna. Lo stadio del razzismo, nel calcio veneto, viene infatti costantemente aggiornato da Non chiudere gli occhi. E' la pubblicazione curata da "Progetto UltrÓ", un gruppo di lavoro e di ricerca che da diversi anni cerca di combattere i comportamenti violenti e intolleranti all'interno degli stadi italiani e che pu˛ contare sulla collaborazione del Comune. Ecco i casi pi¨ eclatanti. Marzo 1994, derby Padova-Vicenza: cinque naziskin padovani sono denunciati, accusati di aver picchiato un cittadino extracomunitario. Settembre 1994, ancora gli ultrÓ del Padova protagonisti: cori razzisti al giocatore nero Gerson. Settembre 1995, c'Ŕ Napoli-Padova: i tifosi biancoscudati si fanno notare per lo striscione "Basta con i test nucleari a Mururoa. Facciamoli a Napoli". Aprile 1997, scritte sui muri della sede del Padova contro l'acquisto di due giocatori nigeriani. Maggio 1997, nel corso delle partite con Brescia e Cesena si ripetono i cori razzisti degli ultras del Padova per i baby nigeriani. Uno dei tifosi Ŕ identificato e denunciato. Marzo 2000, stadio Tenni di Treviso: compare la scritta "BarcŔ, del negro che bisogno c'Ŕ?", rivolta al presidente dopo il tesseramento di Pelado, inserito nella rosa della prima squadra. Aprile 2000, derby Venezia-Verona: gli ultrÓ del Venezia espongono striscioni contro le intolleranze razziali: "Prandelli portali in Europa... ad Auschwitz a meditare" e "Buuh, buuh, l'urlo della scimmia giallobl¨". Il Verona viene multato per i cori dei suoi tifosi contro N'Gotty.