VALENTINO ROSSI, IL "MIGRANTE" (QUASI) CONDANNATO DAI MASS MEDIA

a cura di Maurizio Corte - Verona,, 10 agosto 2007

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Che Valentino Rossi fosse un migrante non lo sospettava probabilmente nessuno.
Invece anche lui fa parte del grande popolo che risiede in terra straniera, vivendo del duro lavoro e passando le sere a rimpiangere la terra natìa e a sognare trionfanti ritorni in patria. La vicenda del campione del motociclismo, italiano di nascita e nazionalità ma con reddito e imposte e residenza londinesi, induce a qualche riflessione sul trattamento mediatico dei migranti.
Possiamo leggere di seguito il servizio che l’agenzia di informazioni Ansa ha trasmesso ai giornali l’8 agosto su Valentino Rossi, accusato dal Fisco italiano di essere un evasore fiscale: di avere assunto la residenza a Londra e di far figurare, attraverso varie combinazioni societarie,che il reddito è da sottoporsi ad imposizione inglese, con grandi vantaggi nel pagamento delle imposte e un risparmio di decine di milioni di euro. La legge sulla fiscalità vieta di utilizzare una domiciliazione fiscale fuori dell’Italia, quando di fatto la vita sociale (e non solo il lavoro) ha sede di fatto nel nostro Paese. Altrimenti, tutti (in teoria) potremmo prendere residenza da uno zio londinese e risparmiare sull’Irpef.
Analizziamo intanto il titolo del dispaccio: “Rossi scivola sulle tasse ‘ha evaso 60 milioni’”, titola l’Ansa. Intanto va detto che vi è un’imprecisione: quella sul reddito è un’imposta, la “tassa” è il corrispettivo che noi paghiamo in cambio di un servizio pubblico. Ma poco importa, ai fini della nostra analisi: è lo “scivolare” sulle tasse che è poco chiaro. E’ come se di un sospetto killer dicessimo che il suo dito è “scivolato” sul grilletto, secondo i carabinieri. Poco credibile, no? “Ha evaso 60 milioni” è chiara frase attribuita ad altri. Gli altri sono i signori dell’Agenzia delle Entrate che vigila sulle nostre posizioni fiscali: l’Agenzia delle Entrate non è un tribunale, è “una parte”, e non ha la verità rivelata in tasca, ma può solo avanzare fondati e gravi sospetti e accuse, che ovviamente vanno provati in sede processuale, se si va ad un processo per evasione fiscale o ad un contenzioso.
L’uso del “virgolettato” (le dichiarazioni fra virgolette) è talvolta impiegato dalla stampa con intenti di “deresponsabilizzazione”: sono altri che lo dico, avverte così il lettore il giornale che pubblica una certa dichiarazione. Tipica, in questo senso, la frequente frase attribuita alla gente o ad anonime fonti investigative: “Erano slavi o romeni”, riferendosi agli autori di un delitto.
L’Ansa non dubita invece sulla residenza di Valentino Rossi in Gran Bretagna: è giusto, lui la residenza l’ha a Londra. Nel contesto del titolo, è comunque un sottile “sostegno” al pilota di motociclismo. Viene da chiedersi: se ha residenza a Londra, cosa lo “perseguitano” a fare?
Il testo, come si può vedere, è giustamente “garantista” verso Rossi: una scelta insolita, dato che spesso la stampa è poco garantista verso i “migranti”. Ai migranti di rado si dà la parola, specie se sono presunti autori di un qualche reato: a Valentino Rossi, per la verità, i giornali avrebbero voluto dare la parola, intervistarlo. Ma le cose sono andate diversamente.
Dopo essere stato processato e spesso condannato in Tv e sui giornali – con titoli e testi meno garantisti dell’obiettivo dispaccio dell’Ansa che utilizza correttamente tutte le formule dubitative del caso, visto che il Fisco non è la Verità fatta imposta – Valentino Rossi ha pensato bene (e consigliato male dai suoi consulenti per la comunicazione) di registrare una cassetta video, messa in onda da Tg1 e Tg5. Un atto di difesa che è parso ai più come un atto di prepotenza: quanti migranti si possono permettere di mandare in onda in prima serata, nei Tg di maggiore ascolto, la loro versione dei fatti? quanti possono nella patria d’origine esprimere l’amore e il piacere di una residenza all’estero? quanti riescono a far fare la figura del “postino” (senza offesa ai portalettere) ai giornalisti-corrispondenti da Londra dei maggiori Tg?
Nel mettere in onda senza filtro critico, senza spietata analisi critica anzi, i due giornalisti e i due Tg hanno abdicato ad un ruolo fondamentale del giornalista: quello di essere il mediatore fra la realtà dei fatti e degli eventi (e delle dichiarazioni) e il pubblico. Sarebbe stato più corretto, elegante e anche intrigante, dare lettura del testo della dichiarazioni di Rossi – che ha tutto il diritto, specie in Tv, di difendere la propria visione dei fatti dopo essere stato crocifisso anzitempo come migrante-evasore – e quindi cestinare pubblicamente, nel cassonetto per la plastica, la videocassetta con l’uscita da simpatico guascone del campione di motociclismo che è italiano quando va in moto e vince, ed è inglese (beato lui) quando paga le imposte.
Il diritto di tribuna in prima serata è stato dato – ma è un parere di chi scrive – anche per rimediare all’attacco mediatico e alla condanna mediale del “presunto evasore fiscale” dottor Rossi, che ai più risulta tanto inglese nei redditi, quanto laureato nel titolo accademico. Peccato che ai tanti migranti attaccati, condannati ed espulsi dai giornali prima che dalla magistratura non sia data la stessa tribuna.

FISCO: ROSSI SCIVOLA SULLE TASSE ’HA EVASO 60 MLN’/ANSA
ACCERTAMENTI AGENZIA ENTRATE SUL PILOTA RESIDENTE DAL 2000 IN GB
(ANSA) - ROMA, 8 AGO - Esattori delle tasse a caccia di
Valentino Rossi. Chiedono conto di 60 milioni di euro. Secondo
gli accertamenti condotti dal Comitato analisi e ricerca della
Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate delle Marche, la
presunta evasione milionaria di Rossi (che risiede in Gran
Bretagna dal 2000) fa riferimento agli anni 2000-2004.
Dall’aprile del 2000, il campione avrebbe presentato
dichiarazioni tributarie in Gran Bretagna, per cifre irrisorie,
attestando di essere residente, ma non domiciliato, in
Inghilterra. Dopo essere in ritardo nel motogp, a caccia di
Casey Stoner, ecco un’altra brutta notizia per Rossi.
La notizia è arrivata oggi, ma Graziano Rossi, padre del
campione è caduto dalle nuvole: «Non so niente, un mio amico
mi ha letto qualcosa poco fa, da un sito web, ma io di questa
storia non so nulla, e non so neppure dove sia Valentino
adesso». Le cronache riportano che il pilota della Yamaha sia
in Sardegna a godersi un meritato riposo in compagnia di
Elisabetta Canalis, ma può anche darsi che l’accertamento
dell’Agenzia delle Entrate abbia potuto guastare la vacanza a
Rossi.
Cinquecento euro di redditi da fabbricati, dichiarati nel
modello ’730’ del 2002, notificato a Rossi a Tavullia, il 3
agosto: è su dichiarazioni al fisco come queste che l’Agenzia
per le Entrate ha deciso di andare a fondo, con l’avviso di
accertamento relativo ai redditi degli anni 2000-2004. E pensare
che già nel 2002 Rossi era finito nel mirino della Guardia di
Finanza di Pesaro, ma il campione di Tavullia risultò all’epoca
assolutamente in regola con il fisco.
Dall’aprile del 2000, il campione avrebbe presentato
dichiarazioni tributarie in Gran Bretagna, per cifre irrisorie,
attestando di essere residente, ma non domiciliato, in
Inghilterra.
In questo modo, ha potuto avvalersi del regime dei residenti
non domiciliati, che permette ai contribuenti di dichiarare
soltanto i redditi prodotti in Inghilterra, nel caso di Rossi
minimi. Mentre in Italia, nei cinque anni presi in esame, il
pilota avrebbe continuato a dichiarare soltanto i redditi da
fabbricati.
Dalla tassazione sarebbero perciò rimaste fuori le
sponsorizzazioni, i cui contratti sarebbero intestati, secondo
l’Agenzia, a società estere. Anche se, stando agli ispettori
del fisco Valentino Rossi avrebbe sempre mantenuto in Italia la
sede principale dei suoi affari, e i propri interessi economici,
oltre a un «solido legame di natura sociale e familiare».
Verona, 10 agosto 2007

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