Multiculturalismo: l'evoluzione di una parola e di un dibattito

(in costruzione)

Scheda a cura di Michela Semprebon (Dottoranda in Sociologia Urbana presso l'Università Bicocca di Milano)

Quale definizione di multiculturalismo?

Multiculturalismo. Dal sito di Wikipedia

Multiculturalismo. Dalla Rubrica "Diario" di Repubblica. Dal sito di Repubblica

In defence of multiculturalism (In difesa del multiculturalismo) di Jenny Bourne, IRR Briefing Paper, n. 2, Published by the Institute of Race Relations, February 2007. Dal sito di Institute of Race Relations. Interessante discussione sul tema contenente un glossario sul termini relativi al dibattito.

"Cos'è il multiculturalismo?" Un confronto con Alessandro Dal Lago. Da Il Grillo, 11 maggio 1998, dal sito de Il Grillo

Intervista (sul multiculturalismo) a Enzo Colombo, professore associato di Sociologia dei processi culturali e di Sociologia dei processi di globalizzazione dell'Università di Milano, sul tema del multiculturalismo, ottobre 2007. Dal sito di Tesionline

Il Multiculturalismo. La sfida della diversità nelle società contemporanee, di Andrea Semprini, Franco Angeli, Milano, 2000. Dal sito de Bollettino Telematico di Filosofia politica
Seguendo un cammino teorico e metodologico che si snoda tra la riflessione filosofica e l'indagine sociologica, Andrea Semprini traccia in questo libro un percorso analitico finalizzato allo studio di quell'insieme di fenomeni politici, sociali e culturali che prende il nome di multiculturalismo.

Dal melting pot al salad bowl. Dal sito di Cafè Babel
Che differenza c’è tra melting pot e multiculturalismo? Come si articola la gestione della diversità in Europa? Domande (e risposte) su un problema europeo

I modelli di integrazione

Multiculturalism: New Policy Responses to Diversity (Multiculturalismo: nuove policy in risposta alla diversity) di Christine Inglis. Policy Paper n. 4, Programma MOST dell’UNESCO, Management of Social Transformations. Scaricabile dal sito dell’Unesco
La “riscoperta” dell’etnicità e delle identità culturali ha creato una consapevolezza del bisogno di gestire le diversità etnico-culturali attraverso politiche che promuovano le minoranze, la loro partecipazione sociale ed il loro accesso ai servizi, mantenendo allo stesso tempo l’unità del Paese. Questi sviluppi rappresentano una sfida per gli Stati, che rispondono con politiche diverse che vanno dall’assimilazione all’integrazione, alla differenziazione. Questo paper esamina varie politiche multiculturali ed valuta il loro potenziale nel gestire la diversità. In particolare, il paper si concentra su tre Paesi: Australia, Canada e Svezia, Paesi in cui il multiculturalismo è praticato da molti anni.

Società multietnica di Laura Zanfrini, da "Impresa & Stato", , n°37-38 Febbraio/Aprile 1997. Dal sito della Camera di Commercio di Milano

I modelli di integrazione alla prova dei fatti

"Integrati, assimilati, gastarbeiter o solo cittadini?". Dal sito di Questo Trentino, Quindicinale di Informazione, n° 6 del 18 marzo 2000
Americani, tedeschi e francesi hanno seguito modelli diversi nell'affrontare l'inserimento degli immigrati. Noi dove stiamo andando?

"Due modelli per l'immigrazione: integrazione o sviluppi separati?", dal sito di Rai International Online, 2001
L'immigrazione su vasta scala è in Italia un fenomeno recente, diversamente che in altri paesi i quali l'hanno sperimentato da tempo (...). Di qui la difficoltà, che del resto non è solo italiana, di controllare, se non di governare, i flussi migratori (...). La scarsa incisività della politica e delle istituzioni ha lasciato che l'inarrestabile spinta immigratoria sia stata gestita in molti casi da organizzazioni che provvedono, fuori della legge e con modalità spesso decisamente criminali, al trasporto e alla sistemazione lavorativa degli immigrati clandestini (...). Questa situazione largamente fuori controllo, che periodicamente riesplode in Italia nelle forme di un’"emergenza" da affrontare in modi alquanto improvvisati, non ha permesso di impostare razionalmente problemi cruciali come la questione del rapporto fra le culture di partenza degli immigrati e quella di arrivo: essi provengono da un gran numero di paesi, sono diversi per lingua e mentalità e religione e tradizioni. Deve prevalere una politica di integrazione o un assoluto rispetto delle culture di origine? La soluzione andrebbe cercata in uno dei punti intermedi tra queste due soluzioni estreme.Una possibilità consiste in una politica multiculturale (...)?

L’INTERVISTA - «Europa impreparata al multiculturalismo» da Parigi, Daniele Zappalà, novembre 2004. Articolo di Avvenire Online,

dalla sezione "Immigrazione" del sito di ALEF - Associazione lavoratori emigrati del Friuli Venezia Giulia
Il sociologo Le Bras: un conto è emigrare, un altro integrarsi in un Paese diverso. Ma stiamo attenti a non stigmatizzare episodi che appaiono ancora come marginali

"Modelli falliti in Francia e Gran Bretagna: Se l'integrazione entra in crisi" di Angelo Panebianco, novembre 2004. Articolo del Corriere della Sera on line dalla sezione "Immigrazione" del sito di ALEF - Associazione lavoratori emigrati del Friuli Venezia Giulia.
La settimana scorsa il Corriere ha pubblicato una approfondita indagine sui problemi che la Francia incontra nell’integrazione degli immigrati musulmani. Contemporaneamente, le cronache continuano a dare conto degli sforzi del governo Blair di abbandonare quella politica del «multiculturalismo» che la Gran Bretagna ha perseguito per anni e che non ha dato i frutti sperati. Francia e Gran Bretagna avevano adottato politiche opposte.

La Francia e gli immigrati. «L' integrazione è fallita» di Massimo Nava, Novembre 2004. Articolo del Corriere della Sera on line dalla sezione "Immigrazione" del sito di ALEF - Associazione lavoratori emigrati del Friuli Venezia Giulia
Sarkozy: serve una nuova via per il multiculturalismo. Rapporto del governo: milioni di persone in un mondo a parte

Da"Gastarbeiter" a nuovi cittadini. Per una politica municipale dell'immigrazione: l'esperienza veneziana, di Giuseppe Caccia. L'autore è stato assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia dal luglio 2001 all'aprile 2005; il contributo fa riferimento all'esperienza politico-amministrativa costruita a Venezia nell'arco di questo quadriennio. Dal sito La Rete del Nuovo Municipio.
Il concetto di "lavoratore ospite" (Gastarbeiter) ha giocato un ruolo centrale nelle politiche di gestione dei flussi migratori nell' Europa continentale, dalla fine degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta: i paesi, che - a differenza di Francia e Gran Bretagna - non si sono dovuti confrontare con un passato coloniale e con i nuovi arrivi prodotti da un difficile processo di decolonizzazione, hanno allora cercato di gestire l'apporto di manodopera immigrata, fondamentale per lo sviluppo dell'industria fordista nella ricostruzione postbellica, nei termini di una presenza temporanea. Si contava infatti su un fenomeno reversibile, dalla presenza prevalentemente maschile e proveniente dai paesi dell'Europa del Sud e dal bacino del Mediterraneo, i cui tempi e le cui forme dovevano essere determinati dalle strette e contingenti necessità del mercato del lavoro. Le cose, come noto, sono andate a finire diversamente (...).

"Francia - Olanda: due modelli di integrazione in bilico" di Eleonora Faina, dal sito di Equilibri.net, 27 aprile 2007.
Gli scontri del marzo scorso a Parigi e Utrecht, che hanno coinvolto quartieri ad alta concentrazione di immigrati, hanno di nuovo portato in primo piano la questione dell’integrazione etnica nei due paesi. Alla luce dei conflitti nelle banlieues francesi del novembre 2005 e dell’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh nel 2004, questi ultimi incidenti hanno nuovamente infuocato il diabattito. Le nuove disposizioni normative e le nuove politiche dei governi hanno di fronte una sfida molto difficile.

Rapporti sull'integrazione in Italia, sezione "Integrazione" della pagina "L'immigrazione in Italia Rapporti di ricerca, working papers, tesi di laurea". Dal sito di Cestim Online

La cittadinanza multiculturale

Home page di Will Kymlicka

Alcune pagine di "Multicultural Citizenship: A Liberal Theory of Minority Rights" di Will Kymlicka, Oxford University Press, Oxford 1995 (trad. it. La cittadinanza multiculturale, Il Mulino, Bologna 1999)
In questo libro l'autore discute che i diritti collettivi delle minoranze sono consistenti rispetto ai principi di democrazia liberale. L'autore sottinea inoltre che nessuna formula può essere applicata per tutte le minoranze. Da Google books
Recensione dal sito di Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale :La raccolta di saggi di questo volume consiste in una estesa riflessione sulla diversità culturale e i diritti delle minoranze. L'autore intende coniugare la documentazione empirica con un approccio teorico volto a portare ordine in un dibattito largamente confuso (...). Kymlicka mostra come alcuni teorici liberali abbiano contrapposto appartenenza culturale e nazionalità, attribuendo alla diversità culturale un significato unilaterale incapace di valorizzarne le sfumature. La concezione dei diritti soggettivi, tipica della tradizione liberale, può essere utilizzata secondo l'autore «per sostenere un ampio ventaglio di rapporti sociali». Un'ulteriore chiarimento concettuale è offerto da Kymlicka rispetto alla coppia diritti individuali-diritti collettivi, mostrando come la critica liberale ai diritti collettivi sia spesso immotivata (...).
Recensione dal sito di Fieri: Questo libro affronta il problema sollevato dalle richieste di diritti speciali avanzate dalle minoranze svantaggiate che vivono all’interno delle democrazie liberali. I diritti differenziati in base all’appartenenza di gruppo costituiscono un problema difficile per il liberalismo, che tradizionalmente riconosce i diritti agli individui e non ai gruppi. La tesi qui sostenuta è che il riconoscimento di questi diritti è del tutto compatibile con l’ideologia liberale; si può anzi addirittura affermare che tale riconoscimento contribuisce al completo raggiungimento degli ideali di libertà e giustizia che il liberalismo sostiene (...).

Differenza e inclusione. La cittadinanza multiculturale in C. Taylor e J. Habermas, tesi triennale di Sara Mollicchi, Università degli studi di Perugia, Dip. di Scienze Filosofiche, Facoltà di Lettere e filosofia, Relatore Roberto Gatti, Correlatore Prof. Antonio Pieretti.
Abstract: La riflessione circa la possibilità di realizzare al meglio la cittadinanza multiculturale fa riferimento ad una serie di esigenze particolarmente sentite all’interno della sfera pubblica. In questo contesto generale nasce il dibattito tra gli esponenti del liberalismo e i loro avversari comunitari, del quale il presente lavoro analizza soltanto un momento: il confronto tra Jürgen Habermas e Charles Taylor.

Regrouping in defence of minority rights: Kymlicka's multicultural citizenship di Leighton McDonald. Dal sito di Osgoode Hall Law Journal. Questo articolo analizza e critica la tesi di W. Kymlicka. Anche se varie critiche sono state avanzate rispetto alle sue riflessioni, l'autore dell'articolo suggerisce che ci sono delle strategie alternative - strategie che Kymlicka stesso non tiene in considerazione - per portare avanti il dibattito sui diritti collettivi delle minoranze. In particolare, l'autore sostiene che Kymlicka non prende in considerazione la questione relativa a quale protezione istituzionale dovrebbe essere concessa alle minoranze.

Grounding Multicultural Citizenship: From Minority Rights to Civic Pluralism di Tim Soutphommasane.
Anche se il dibattito teorico sulla cittadinanza multiculturale si è focalizzato sui diritti delle minoranze, nella pratica è stato definito in termini di diritti universale. Questo paper cerca di riflettere su questo gap apparente. Da Journal of Intercultural Studies, Vol. 26, No. 4, November 2005, pp. 401-/416, Routledge. Dal sito dell'Università di Oxford

Alcune pagine di "Rethinking multiculturalism : cultural diversity and political theory" di Bhikhu Parekh. Dal sito di Jstor. Recensione dal sito di Polylog.
Il libro offre un'analisi approfondita sul tema del multiculturalismo, proponendo un modello di società multiculturale, non soltanto per il fatto che la società attuale è effettivamente tale, ma anche perchè la differenza culturale rappresenta, secondo l'autore, un valore di per se stesso. La sua prospettiva normativa non è una novità, così come non è nuovo il tentativo di ricercare dei solidi fondamenti filosofici su cui basare la discussione. Tuttavia il volune rappresenta il tentativo maggiormente sviluppato per sviluppare una teoria politica della società multiculturale. Inoltre, riflette sulle implicazioni pratiche della teoria che propone, prendendo spunto da numerosi casi studio.

Alcune pagine di "Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento" di C. Taylor e H. Habermas, da Google books. Recensione dal sito Italiano per la Filosofia.
Nel testo si affrontano le alternative teorico-normative con cui governare la babele multiculturale del mondo contemporaneo. Le difficoltà derivano dal fatto che, in democrazia, il riconoscimento politico della diversità culturale non può che poggiare sull'eguaglianza dei diritti. Le posizioni espresse dai due autori non sono sintetizzabili nella contrapposizione schematica fra comunitaristi e liberali con riferimento al tema del multiculturalismo, perché entrambi gli studiosi cercano innanzitutto di comprendere la domanda di riconoscimento, per poi vagliarne la legittimità nel quadro giuridico, politico ed etico del liberalismo democratico. Comune ai due saggi è l'idea che alla base delle domande di riconoscimento di identità ci siano denunce di discriminazioni, oppressioni, esclusioni: insomma di violazione del principio di eguale dignità e rispetto per certi individui e gruppi identificati come diversi. Taylor ritiene che la tensione fra liberalismo e multiculturalismo sia da ascriversi a un'interpretazione ristretta del liberalismo dei diritti come inconciliabile con la tutela delle differenze e dei fini collettivi. Se invece si adotta una versione più ampia di liberalismo, dove alla difesa di alcuni diritti viene associata la possibilità di trattamenti differenziati per gruppi diversi e in posizione subordinata, ecco che si riapre la possibilità di accordare particolari immunità a minoranze culturali a difesa della loro differenza e integrità. Non occorre, secondo Habermas, mettere in campo i due tipi di liberalismo evocati da Taylor se si considera seriamente il legame interno di stato di diritto e democrazia. Habermas giustamente precisa che il riconoscimento non implica alcuna stima complessiva sul valore della cultura in questione, derivando piuttosto da pretese giuridiche dei singoli relativamente al diritto alla propria identità collettiva senza discriminazioni e oppressioni (...).

La risposta di Jürgen Habermas, dal sito Italiano per la Filosofia
Habermas propone un modello di convivenza fondato su di un'idea vicina a quella del consenso per intersezione di matrice rawlsiana, che si presenta come particolarmente feconda per la costruzione di una società interculturale, che vada al di là di un semplice e precario modus vivendi. Per cercare di delineare la struttura portante della proposta habermasiana, possiamo individuarne la base nella definizione di un livello politico, connotato in termini etici, costituito attraverso un dialogo paritetico tra le diverse parti in causa, entro i cui confini realizzare un consenso sulle modalità di vita comune. Tale consenso non deve necessariamente coinvolgere gli aspetti peculiari, culturali o religiosi, ascrivibili ai diversi soggetti, che devono poter mantenere la propria specificità, pubblicamente visibile e riconosciuta. Ci troviamo, dunque, di fronte ad un accordo procedurale, che non richiede, perciò, un consenso sostanziale sui valori, ma “sulle procedure relative ad una legittima produzione giuridica e ad un legittimo esercizio del potere”. Affrontare da tale prospettiva le questioni “multiculturali”, che ci spingono quotidianamente a confrontarci con modelli di vita molto lontani dai nostri, ci permette di comprendere in quale senso vada intesa la richiesta di inclusione avanzata dalle minoranze culturali: “inclusione non significa accaparramento assimilatorio né chiusura contro il diverso. Inclusione significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti, anche e soprattutto a coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono rimanere”. [Habermas, 1998, p.10]

I modelli di integrazione e il multiculturalismo vissuti e raccontati in alcuni libri

Il Libro "Passavantis Rückkehr. Erzählungen" (Il ritorno di Passavanti. Racconti) di Franco Biondi, uno scrittore italiano di lingua tedesca. Pubblicato da Deutschen Taschenbuch Verlag, München 1985. Articolo scritto da Silvia Crivella.
L'Ausländerliteratur esprime la posizione originale di scrittori e artisti oscillanti tra due mondi. Franco Biondi narra in questo racconto di due tipi di ritorno. Passavanti è un Gastarbeiter che, dopo aver vissuto quindici anni a Mainz, decide di tornare nel suo villaggio natale. Biondi racconta il fallimento di questo tentativo, al quale segue il secondo ritorno, quello definitivo, nella RFG. Passavanti è un nome particolare, perché letteralmente vorrebbe dire "fare un passo in avanti", mentre in realtà il protagonista del racconto non compie nessun passo in avanti, nessun progresso: in Germania non è riuscito a migliorare la sua situazione economica, poiché non vuole arricchirsi a scapito degli altri. Passavanti si tira fuori volontariamente dal ricatto che impone l'illusione del progresso in cambio di un po' d'integrazione. L'Ausländerliteratur nella RFG è a tutt'oggi una piccola letteratura, ancora occupata a canonizzare i propri modelli letterari, non disponendo di una tradizione storica o di canoni prestabiliti. Essa è ancora emarginata rispetto a quella tedesca. Continuando a escluderla dai libri di scuola si contribuisce a rafforzare la dicotomia tra la letteratura dell'emigrazione e quella che non lo è. Questo atteggiamento impedisce un dialogo aperto sull'interculturalità, in un paese che ancora oggi si rifiuta di definirsi "paese d'immigrazione", mentre è popolato da una molteplicità di culture. Informazioni sull'autore, da Wikepedia Germania

Il libro "Sette mari e tredici fiumi" ("Bricklane", trad. Perria L.) di Monica Ali. Informazione sull'autrice da Wikipedia (in inglese)

Il Libro "Londonstani" di Guatam Malkani, Informazioni sul libro e sull'autore dal sito ufficiale

Il Libro "L'Ispettore Alì e il Corano" e altre storie dell'Ispettore Alì, di Driss Chraibi. Informazioni sul libro e sull'autore dal sito di Wikepedia (in inglese)

Il Libro "Allah Superstar" , di Y. B, Einaudi: Torino, 2004. Dal sito di Einaudi

Per molti altri riferimenti sezione sulla letteratura dei migranti, con link a pagine simili, dalla sezione "Letteratura dei migranti" del sito Cestim Online

Quando il multiculturalismo fa paura

“Remaking multiculturalism after 7/7” di Tariq Modood, dal sito di openDemocracy
Il modello multiculturale dell’Inghilterra è ritenuto il responsabile degli attacchi terroristici che hanno colpito la città di Londra nel mese di luglio 2005. Un’analisi più approfondita suggerisce un di “politica di ugual rispetto” che include i musulmani inglesi in un nuovo ritrovato senso di appartenenza nazionale, dice Tariq Modood.

Costruzione di un sistema per l’analisi dei rischi e la formulazione di scenari nell'ambito della sicurezza urbana, Milano, novembre 2006, Responsabile di progetto: Alberto Ceriani; Gruppo di lavoro tecnico: Fabrizio Cristalli, Direzione Generale Polizia locale, Prevenzione e Protezione Civile; Gruppo di ricerca dell'Università Bicocca di Milano: Sonia Stefanizzi, professore ordinario di Sociologia; Fabio Quassoli, professore associato di Sociologia; Alessandro Pedroni, laureando in sociologia; Carlo Pisano; dottorando in sociologia; Cristian Poletti, dottorando in sociologia; Giulia Sinatti, dottore di ricerca in Sociologia del territorio; Domingo Scisci, laureato in Sociologia. Dal sito di IReR Lombardia

Chi ha paura del multiculturalismo? (2006). Dal sito di Cafè Babel
L’ideale di una società meticcia? Un vecchio sogno degli europei. Ma la discriminazione positiva e la questione dell'identità nazionale lo stanno minacciando, nel Regno Unito così come in Francia. Le quote etniche potrebbero essere il rimedio miracoloso? Dossier

Multiculturalismo e sicurezza. Nell’attività di indagine scientifica promossa dal Comitato scientifico di “Città sicure”, il lavoro in tema di "Multiculturalismo e sicurezza" a cura di Dario Melossi che qui viene presentato nella sua seconda parte, segna una discontinuità rispetto alle altre numerose ricerche già pubblicate, nel senso che punta ad un modello esplicativo e non solo descrittivo della realtà studiata. In particolare, si interessa del contributo dato dagli immigrati alla criminalità e alla produzione dell’insicurezza nel territorio emiliano-romagnolo. Non si ferma alla descrizione quantitativa e qualitativa dei fenomeni e delle percezioni collettive, ma tenta di andare oltre alle posizioni “estreme” su cui da tempo si era fossilizzato il dibattito in Italia: da un lato - da chi si accontentava di misurare il contributo aggiuntivo di illegalità imputabile agli immigrati e - dall’altro lato - da chi, in preda ad un certo dogmatismo ideologico, semplicisticamente definiva il contributo straniero alla criminalità quale solo effetto di una congiura nella selettività della clientela da criminalizzare, da parte dell’opinione pubblica e degli apparati repressivi. Dal sito della Regione Emilia Romagna

Le politiche per la sicurezza urbana: l´esperienza italiana nel contesto europeo, a cura di C. Braccesi, G. Sacchini e R. Selmini - Numero monografico di Inchiesta, Edizioni Dedalo (2004).

Accommodating diversity: why current critiques of multiculturalism miss the point di Ellie Vasta, Centre on Migration, Policy and Society, Working Paper No. 53, University of Oxford, 2007. Dal sito di COMPAS
Abstract: alcuni Paesi europei sono attualmente al centro di un "panico morale" sulla differenza etnica e religiosa. Questo ha portato a mettere in discussione le policy che riconoscono il mantenimento delle differenze dei gruppi minoritari e la formazione di comunità religiose. Un blacklash sta caratterizzando il discorso pubblico e i migranti sono ripetutamente accusati della loro mancata integrazione. In questo paper l'autrice esamina come lo Stato costruisce la figura dei migranti nell'ambito del multiculturalismo e come i migranti sono posizionati nel discourso pubblico. Il paper presenta una breve analisi dell'evoluzione delle policy inglesi e olandesi, in confronto con quelle canadesi ed australiane. In Europa si è assistito ad uno shift dal multiculturalismo verso una domanda di integrazione, coesione e, in qualche caso, assimilazione. Le implicazioni di questo cambiamento vengono analizzate. L'autrice conclude suggerendo che l'approccio multiculturale venga rivisto piuttosto che abbandonato.

Oltre il multiculturalismo: dibattiti europei

Il dibattito sul multiculturalismo si riaccende, 26 gennaio 2003, dal sito de Il Pavone Risorse http://www.pavonerisorse.to.it
In questi giorni sono apparsi in libreria due importanti volumi sulla questione del multiculturalismo e delle società multiculturali. Si tratta di un volume curato da Stefano Zamagni e Carmelo Vigna per la casa Editrice Vita e Pensiero (Multiculturalismo e identità) e del volume numero 312 della rivista filosofica Aut Aut tutto dedicato a "Gli equivoci del multiculturalismo". Il volume di Aut Aut, diretta da Pier Aldo Rovatti, è curato dai filosofi Giovanni Leghissa e Davide Zoletto.
Per i dibattiti correlati vedi le voci del Glossario tra cui la voce multiculturalità

Il dibattito sul multiculturalismo Dal sito di "Senza Confini" di ENAIP Friuli Venezia Giulia http://www.senzaconfini.enaip.fvg.it/

"L'abito cangiante dell'appartenenza" di Enrica Rigo, da un articolo de Il Manifesto del 1 Marzo 2003 Dal sito di Cestim Online
Meticciato e politiche dell'identità dei movimenti sociali nelle società contemporanee. Due numeri delle riviste «aut aut» e «Contemporanea» dedicati alla crisi del multiculturalismo

The Death of Multiculturalism. Is “Peaceful Coexistence” the Next Catchphrase of an Inclusive Europe? (La Morte del Multiculturalismo. La prossima parola chiave per un Europa inclusiva è "coestistenza pacifica"?) Da Academia, La rivista scientifica dell'accademia europea di Bolzano, nr. 2, Agosto 2006, pag. 10 Dal sito dell'Accademia europea di Bolzano http://www.eurac.edu/index

Titolo del workshop di Sezione: “Differenze culturali e disuguaglianze materiali. Differenze, disuguaglianze, identità: dalle politiche della differenza a pratiche di multiculturalismo quotidiano” di Enzo Colombo, Università di Milano - Congresso nazionale Ais 2007 Urbino, 13-15 settembre 2007 - Sezione: Vita quotidiana http://larica-virtual.soc.uniurb.it/ais/
In questo intervento l’autore fornisce qualche elemento per una ricostruzione della genesi e dello sviluppo delle cosiddette politiche della differenza (o politiche dell’identità), evidenziando come esse abbiano via via accumulato una serie diversa di dimensioni e di significati. Nella parte finale l’autore presenta inoltre alcuni elementi di riflessione per una definizione sociologica della differenza che, a partire dalla vita quotidiana, ne evidenzi il carattere ambivalente - di vincolo e risorsa - e consenta di concentrare l’attenzione sui contesti empirici specifici di relazione in cui la differenza assume sempre più il carattere di posta in gioco politica nella definizione delle situazioni e dei rapporti asimmetrici di potere.

Working paper del dip. di studi sociali e politici "Quando il vicino è straniero: il multiculturalismo quotidiano come spazio di costruzione della differenza e di analisi sociologica" di Enzo Colombo, Università degli studi di Milano, Dipartimento di studi sociali e politici, agosto 2003
Il dibattito sociologico sullo statuto teorico da assegnare alla differenza è stato aspro e si è tutt’altro che concluso. Questo dibattito è stato frequentemente condotto entro la più ampia discussione relativa al tema del multiculturalismo, un concetto a sua volta problematico e controverso, spesso privo di una chiara definizione sociologica. Obiettivo di questo lavoro è cercare di definire uno spazio teorico e analitico di carattere sociologico in cui sia possibile riflettere sulle societá multiculturali, uno spazio che consenta di definire un preciso ambito empirico di ricerca attraverso l’attenzione alle pratiche della vita quotidiana, alle relazioni e ai processi che le caratterizzano e che si ponga come strumento per un contributo sociologico al dibattito.

Integrazione, interazione e socialità nell’universo multiculturale di Alessandro Bosi
Sono trascorsi dieci anni da quando Will Kymlicka pubblicò il libro Multicultural Citinzenship nel quale, constatando come nel mondo fosse enorme il divario tra il numero di stati indipendenti (184) in rapporto alle molte comunità linguistiche (600) ed etniche (5000) esistenti, tracciò una distinzione fra i termini multiculturale e multietnico sulla quale ancor oggi non sembra esservi accordo. Kymlicka sottolineava come, nella storia, le “comunità politiche organizzate” sono perlopiù multietniche “in virtù della centralità delle conquiste e degli scambi a lungo raggio nelle vicende umane" (Kymlicka, 1999: 8). Questa articolazione avrebbe riscosso un’attenzione inadeguata da parte dei commentatori che avrebbero elaborato “un modello idealizzato della polis, in cui i cittadini condividono una stessa discendenza, una stessa lingua e una stessa cultura. Persino quando vivevano in imperi poliglotti che governavano un’ampia varietà di gruppi etnici e linguistici, i pensatori politici hanno spesso dato per scontato che le città-stato culturalmente omogenee dell’antica Grecia rappresentassero il modello basilare o standard di una comunità politica” (ibidem). Dal sito dell'Istituto Superiore Bonomi Mazzolari di Mantova http://www.isboma.it

Società multiculturale, immigrazione e sicurezza: problemi di integrazione sociale Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca Gianfrancesco ZANETTI Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Abstract: La ricerca sarà organizzata in due fasi. Nella prima fase si metteranno a fuoco due problemi rilevanti della società contemporanea (multiculturale, caratterizzata da pluralismo normativo, presenza di immigrazione e minoranze culturali, discriminazione di soggetti vulnerabili, crisi della capacità della costituzione e del diritto di integrare sulla base di valori condivisi): la relazione tra costituzionalismo e multiculturalismo, e il fenomeno della criminalizzazione dei migranti. Nella seconda fase si valuteranno le strategie giuridico-istituzionali capaci di garantire una proceduralizzazione del conflitto multiculturale e i diritti fondamentali delle singole persone coinvolte. L'accento sarà posto su due diverse vie (la negoziazione conciliativa stragiudiziale e la giurisdizionalizzazione) che si presentano come complementari e sembrano promettenti per raggiungere il risultato di una società non omogenea, ma caratterizzata da conflitti "pacifici", nel senso di regolati dal diritto (...) Dal sito di Ricerca Italiana http://www.ricercaitaliana.it

Minacce e promesse del multiculturalismo di Fabio Dei da "De Martino: Occidente e alterità" (pag. 115), Annali del Dip. di Storia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata” Facoltà di Lettere e Filosofia, gennaio 2005, a cura di Marcello Massenzio e Andrea Alessandri Dal sito di Biblink Editore http://www.biblink.it/
Multiculturalismo è un’ampia configurazione discorsiva attraverso la quale ci confrontiamo con la presenza di differenze all’interno della nostra società, soprattutto quelle legate alla globalizzazione e ai flussi migratori. È un discorso ‘progressista’, fondato su principi di rispetto e tolleranza. La sua idea centrale è che le differenze portate da gruppi umani di diversa origine hanno diritto a preservarsi, ad essere non solo consentite ma promosse e salvaguardate dal rischio di scioglimento e omologazione. Il multiculturalismo vede la differenza non come un problema ma come una risorsa, una ricchezza almeno potenziale (...). Da qui una serie di retoriche e di immagini largamente diffuse nel discorso pubblico - quel ‘mondo colorato’ che trova la sua espressione tipica, ancor più che in teorizzazioni politiche, in alcuni fortunati messaggi pubblicitari.

In defence of multiculturalism di Jenny Bourne, IRR Briefing Paper, n. 2, Published by the Institute of Race Relations, February 2007 Dal sito di Institute of Race Relations http://www.irr.org.uk

Oltre il multiculturalismo: dibattiti oltreoceano

"Rethinking Multiculturalism for the 21stCentury" -Vancouver Centre of Excellence RIIM Research on Immigration and , di Leonie Sandercock, School of Community and Regional Planning, University of British Columbia, Ottobre 2003, Integration in the Metropolis Working Paper Series
Questo paper è un estratto dal 4 capitolo del libro "Cosmopolis 2: Mongrel Cities of the 21st Century" (2003)
Abstract: questo paper è il primo di una serie di altri quattro che si occupano di (1) ripensare la filosofia del multiculturalismo per il 21 secolo , (2) esplorare le sfide per the policy che una società multiculturale pone alla pianificazione territoriale, alla governance urbana, cittadinanza, con esempi di risposte efficaci, (3) un'analisi delle barriere all'integrazione in una società multiculturale, per un gruppo specifico, gli srilankesi tamils di Toronto e Vancouver, con attenzione specifica all'ambiente urbano costruito e alle loro richieste di spazio, (4) un'analisi del ruolo di un'organizzazione comunitaria, il Canadian Tamil Congress, nel contribuire all'integrazione dei tamils in Canada.
Dal sito della School of Community and Regional Planning www.scarp.ubc.ca/ <http://www.scarp.ubc.ca/>

"Sustaining Canada’s Multicultural Cities: Learning from the Local" , di Leonie Sandercock, February 24th, 2004, Breakfast on the Hill Seminar Series Sponsored by Canadian Federation for the Humanities and Social, Sciences, Ottawa
In questo talk si collegano i temi di città e multiculturalismo e si sostiene che c'è bisogno di ripensare la filosofia del multiculturalismo e delle policy multiculturali per il 21 secolo. Filosoficamente, si discute per uno spostamento da un multiculturalismo basato sulle identità etno-culturali ad un multiculturalismo basato sullo scambio interculturale ed una comunità politica condivisa. Nella pratica, si sostiene uno spostamento di attenzione da una cittadinanza al livello dello stato nazione verso una cittadinanza che si focalizza sulla città ed i quartieri, dove una nuova città multiculturale si sta creando. Vengono descritte alcune delle sfide che una società multiculturale pone alla pianificazione urbana, alla governance e alla cittadinanza, dando alcuni esempi di buone pratiche.
Dal sito di Canadian Federation for Humanities and Social Science - http://www.fedcan.ca

Australian Multiculturalism: its Rise and Demise di Brian Galligan and Winsome Roberts, University of Melbourne, Refereed paper presented to the Australasian Political Studies Association Conference
University of Tasmania, Hobart, 29 September – 1 October 2003
Dal sito di School of Government, University of Tasmania - http://www.utas.edu.au/government . Breve presentazione in cui l'autore presenta la policy multiculturale canadese, soffermandosi su come si è sviluppata e su quelli che ritiene essere i suoi limiti e i suoi aspetti positivi. Conclude dando alcuni consigli per un eventuale "ricetta" per l'Austria.

Multiculturalism, Briefing paper 09/2007 Rapporto sul multiculturalismo e le relative policy in Australia, scritto da Lenny Roth, su incarico del Parlamento del New South Wales
Dal sito del Parlamento del New South Wales http://www.parliament.nsw.gov.au/

Il multiculturalismo: alcuni riferimenti bibliografici

Bibliografia sul muliculturalismo in Italia: "Immigration, Racism and Multiculturalism in Italy. A Bibliography" di Laura Maritano, 2002, CDE Brighton, Centre for Culture, Development & the Environment, University of Sussex Falmer, Brighton, BN1 9SJ, UK

Bibliografia sul multiculturalismo Dal sito del Centro di Cultura Politica Norberto Bobbio http://www.centrobobbio.it/

CESTIM Centro Studi Immigrazione
C.F. 93039900233 - P.IVA 02251650236
via Cavallotti, 10 - 37124 Verona
Tel. 0039-045-8011032 - Fax 0039-045-8035075

Contatti

"La prima schiavitù è la frontiera. Chi dice frontiera, dice fasciatura.
Cancellate la frontiera, levate il doganiere, togliete il soldato, in altre parole siate liberi.
La pace seguirà." (Victor Hugo)
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il
mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani)